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15 mélodies et un duo avec accompagnement de piano composés et dédiés à sa mère par M. A.

Word count: 4449

Song Cycle by M. Arnault

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1. Le petit frère

Subtitle: Le petit frère

Language: French (Français)

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De ma sainte patrie
 . . . . . . . . . .

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2. L'adieu à Graziella [ sung text not yet checked against a primary source]

Language: French (Français)

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Adieu ! mot qu'une larme humecte sur la lèvre ; 
Mot qui finit la joie et qui tranche l'amour ; 
Mot par qui le départ de délices nous sèvre ; 
Mot que l'éternité doit effacer un jour !

Adieu !.... Je t'ai souvent prononcé dans ma vie, 
Sans comprendre, en quittant les êtres que j'aimais, 
Ce que tu contenais de tristesse et de lie, 
Quand l'homme dit : "Retour !" et que Dieu dit : "Jamais !"

Mais aujourd'hui je sens que ma bouche prononce 
Le mot qui contient tout, puisqu'il est plein de toi, 
Qui tombe dans l'abîme, et qui n'a pour réponse 
Que l'éternel silence entre une image et moi !

Et cependant mon coeur redit à chaque haleine 
Ce mot qu'un sourd sanglot entrecoupe au milieu, 
Comme si tous les sons dont la nature est pleine 
N'avaient pour sens unique, hélas ! qu'un grand adieu !


Submitted by Emily Ezust [Administrator]

3. L'estate [ sung text not yet checked against a primary source]

Language: Italian (Italiano)

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Or che niega i doni suoi,
 La stagion de' fiori amica,
 Cinta il crin di bionda spica;
 Volge a noi 
 L'estate il piè.
   E già sotto al raggio ardente,
 Così bollono l'arene,
 Che alla barbara cirene,
 Più cocente 
 Il sol non è.

Più non hanno i primi albori 
  Le lor gelide rugiade;
  Più dal ciel pioggia non cade,
  Che ristori 
  È l' erba e 'l fior.
    Alimento il fonte, il rio 
  Al terren più non comparte,
  Che si fende in ogni parte 
  Per desìo
  Di nuovo umor.

Polveroso al Sole in faccia 
  Si scolora il verde faggio,
  Che di frondi al nuovo maggio 
  Le sue braccia
  Rivestì;
    Ed ingrato al suol natìo
 Fuor del tronco ombra non stende,
 Nè dal Sol l' acque difende
 Di quel rio,
 Che lo nutrì.

Molle il volto, il sen bagnato 
  Dorme steso in strana guisa 
  Su la messe già recisa 
  L' affannato 
  Mietitor; 
    E con man pietose, e pronte 
  Va tergendogli la bella 
  Amorosa villanella 
  Dalla fronte 
  II suo sudor.

Là su l' arido terreno 
  Scemo il can d'ogni vigore 
  Langue accanto al suo Signore,
  E nè meno 
  Osa latrar;
    Ma tramanda al seno oppresso
 Per le fauci inaridite 
 Nuove sempre aure gradite 
 Con lo spesso 
 Respirar.

Quel torel, che innamorava 
  Del suo ardir ninfe, e pastori,
  Se ne' tronchi degli allori
  S' avvezzava
  A ben ferir;
    Del ruscello or su le sponde 
  Lento giace, e mugge, e guata
  La giovenca innamorata,
  Che risponde 
  Al suo muggir.

Per timor del caldo raggio 
  L' augellin non batte l' ale;
  Alle stridule cicale 
  Cede il faggio 
  L' usignol.
    Mostran già spoglie novelle 
  Le macchiate antiche serpi,
  Che ravvolte a' nudi sterpi
  Si fan belle
  In faccia al Sol,

Al calor del lungo giorno 
  Senton là ne' salsi umori
  Anche i muti abitatori, 
  Che il soggiorno 
  Intiepidì; 
    E da' loro antri muscosi 
  Più non van scorrendo il mare,
  Ma fra' sassi, e l' alghe amare
  Stanno ascosi 
  A' rai del dì.

Pur l' estate tormentosa,
  S' io rimiro, amata Fille,
  Le tue placide pupille,
  Sì penosa 
  A me non è.
    Mi conduca il cieco Dio 
  Fra' Numidi, o al mar gelato, 
  Io sarò sempre beato,
  Idol mio, 
  Vicino a te.

Benchè adusta abbia la fronte,
  Con le curve opposte spalle 
  Una ombrosa opaca valle 
  Cela il monte 
  Al caldo Sol:
    Là dall' alto in giù cadendo 
  Serpe un rio limpido, e vago;
  Che raccolto in picciol lago 
  Va nutrendo 
  Il verde suol.

Là del Sol dubbia è la luce,
  Come suol notturna Luna;
  Nè pastor greggia importuna 
  Vi conduce 
  A pascolar.
    E, se v' entra il Sol furtivo,
  Vedi l' ombra delle piante 
  Al variar d' aura incostante 
  Dentro il rivo 
  Tremolar. 

Là mia vita uniti andiamo;
  Là cantando il di s' inganni.
  Per timor di nuovi affanni 
  Non lasciamo
  Di gioir;
    Che raddoppia i suoi tormenti 
  Chi con occhio mal sicuro 
  Fra la nebbia del futuro 
  Va gli eventi 
  A prevenir.

Me non sdegni il biondo Dio,
  Me con Fille unisca Amore,
  E poi sfoghi il suo rigore 
  Fato rio, 
  Nemico Ciel:
    Che il desìo non mi tormenta 
  O di fasto, o di ricchezza;
  Nè d' incomoda vecchiezza 
  Mi spaventa 
  Il pigro gel.

Curvo il tergo, e bianco il mento 
  Toccherò le corde usate,
  E alle corde mal temprate 
  Roco accento 
  Accoppierò.
    E a que' rai non più vivaci
 Rivolgendomi talora,
 Sulla man, che m' innamora 
 Freddi baci 
 Imprimerò.

Giusti Dei, che riposate 
  Placidissimi su l' etra,
  La mia Fille, e la mia cetra 
  Deh serbate 
  Per pietà.
    Fili poi la Parca avara 
  I miei dì mill' anni e mille,
  La mia cetra, e la mia Fille
  Sempre cara 
  A me sarà.


Confirmed with Opere di Pietro Metastasio, Gio. Tomaso Masie Comp., 1782, pages 420-426.


Submitted by Emily Ezust [Administrator]

4. Prière

Language: French (Français)

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Tu l'adoucis par ta présence/ La cruelle et sombre douleur
 . . . . . . . . . .

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5. Ballade de Roger Beaumanoir

Language: French (Français)

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Dans la brume du soir,/ Qui dort sous ce vieux chêne ?
 . . . . . . . . . .

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6. La primavera [ sung text not yet checked against a primary source]

Language: Italian (Italiano)

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Già riede primavera
col suo fiorito aspetto;
già il grato zeffiretto
scherza fra l'erbe e i fior.

Tornan le frondi agli alberi,
l'erbette al prato tornano;
sol non ritorna a me
la pace del mio cor.

Febo col puro raggio
sui monti il gel discioglie,
e quei le verdi spoglie
veggonsi rivestir.

E il fiumicel, che placido
fra le sue sponde mormora,
fa col disciolto umor
il margine fiorir.

L'orride querce annose
su le pendici alpine
già dal ramoso crine
scuotono il tardo gel.

A gara i campi adornano
mille fioretti tremuli,
non violati ancor
da vomere crudel.

Al caro antico nido
fin dall'egizie arene
la rondinella viene,
che ha valicato il mar;

che, mentre il volo accelera,
non vede il laccio pendere,
e va del cacciator
l'insidie ad incontrar.

L'amante pastorella
già più serena in fronte
corre all'usata fonte
a ricomporsi il crin.

Escon le greggie ai pascoli;
d'abbandonar s'affrettano,
le arene il pescator,
l'albergo il pellegrin.

Fin quel nocchier dolente,
che sul paterno lido,
scherno del flutto infido,
naufrago ritornò;

nel rivederlo placido
lieto discioglie l'ancore;
e rammentar non sa
l'orror che in lui trovò.

E tu non curi intanto,
Fille, di darmi aìta;
come la mia ferita
colpa non sia di te.

Ma, se ritorno libero
gli antichi lacci a sciogliere,
no che non stringerò
più fra catene il piè.

Del tuo bel nome amato,
cinto del verde alloro,
spesso le corde d'oro
ho fatto risonar.

Or, se mi sei più rigida,
vuo' che i miei sdegni apprendano
del fido mio servir
gli oltraggi a vendicar.

Ah no; ben mio, perdona
questi sdegnosi accenti;
che sono i miei lamenti
segni d'un vero amor.

S'è tuo piacer, gradiscimi;
se così vuoi, disprezzami;
o pietosa, o crudel,
sei l'alma del mio cor.


Submitted by Emily Ezust [Administrator]

7. La semaine sainte à La Roche-Guyon [ sung text not yet checked against a primary source]

Language: French (Français)

Authorship


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Ici viennent mourir les derniers bruits du monde 
Nautoniers sans étoile, abordez ! c'est le port :
Ici l'âme se plonge en une paix profonde,
Et cette paix n'est pas la mort.

Ici jamais le ciel n'est orageux ni sombre ;
Un jour égal et pur y repose les yeux.
C'est ce vivant soleil, dont le soleil est l'ombre,
Qui le répand du haut des cieux.

Comme un homme éveillé longtemps avant l'aurore
Jeunes, nous avons fui dans cet heureux séjour,
Notre rêve est fini, le vôtre dure encore ;
Eveillez-vous ! voilà le jour.

[ ... ]

Submitted by Emily Ezust [Administrator]

8. Souvenir

Language: French (Français)

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Des trésors dont le temps dispose,/ Hélas hâtons-nous de jouir
 . . . . . . . . . .

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9. Nice [ sung text not yet checked against a primary source]

Language: Italian (Italiano)

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Placa gli sdegni tuoi, 
  Perdono, amata Nice: 
  L' error d' un' infelice
  E' degno di pietà.
    E' ver da lacci suoi
  Vantai che l' Alma è sciolta;
  Ma fu l' estrema volta 
  Ch' io vanti libertà.

E' ver, l' antico ardore 
  Celar pretesi a segno,
  Che mascherai lo sdegno,
  Per non scoprir l' amor.
    Ma cangi, o no colore,
  Se nominar t' ascolto,
  Ognun mi legge in volto 
  Come si sta nel cor.

Pur desto ognor ti miro, 
  Non che ne' sogni miei:
  Che ovunque tu non sei 
  Ti pinge il mio pensier.
    Tu, se con te m' aggiro, 
  Tu, se ti lascio mai,
  Tu delirar mi fai 
  Di pena, o di piacer.

Di te s' io non ragiono,
  Infastidir mi sento;
  Di nulla mi rammento;
  Tutto mi fa sdegnar.
    A nominarti io sono 
  Si avvezzo a chi m' appresso;
  Che al mio rivale istesso
  Soglio di te parlar.

Da un sol tuo sguardo altero,
  Da un sol tuo detto umano 
  Io mi difendo in vano,
  Sia sprezzo, o sia favor.
    Fuor che il tuo dole impero,
  Altro destin non hanno:
  Che secondar non sanno 
  I moti del mio cor.

Ogni piacer mi spiace, 
  Se grato a te non sono:
  Ciò, che non è tuo dono,
  Contento mio non è.
    Tutto con te mi piace,
  Sia colle, o selva, o prato:
  Tutto è soggiorno ingrato
  Lungi, ben mio, da te.

Or parlerò sincero:
  Non sol mi sembri bella,
  Non sol mi sembri quella,
  Che paragon non ha;
    Ma spesso, ingiusto al vero,
  Condanno ogni altro aspetto:
  Tutto mi par difetto,
  Fuor che la tua beltà.

Lo stral già non spezzai: 
  Che in van per mio rossore 
  Trarlo tentai dal core,
  E ne credei morir.
    Ah, per uscir di guai,
  Più me ne vidi oppresso:
  Ah di tentar l' istesso 
  Più non potrei offrir. 

Nel visco, in cui s' avvenne 
  Quell' augellin talora, 
  Scuote le penne ancora; 
  Cercando libertà;
    Ma in agitar le penne 
  Gl' impacci suoi rinnova:
  Più di fuggir fa prova,
  Più prigionier si fa.

No ch' io non bramo estinto 
  Il caro incendio antico;
  Quanto più spesso il dico,
  Meno bramar lo so.
    Sai che un loquace istinto 
  Gli amanti a' detti sprona;
  Ma fin che si ragiona
  La fiamma non passò.

Biasma nel rio cimento
  Di Marte ognor gli sdegni 
  E ognor di Marte a' segni 
  Torna il guerrier così.
    Torna così contento 
  Schiavo che uscì di pena,
  Per uso alla catena,
  Che detestava un dì.

Parlo, ma ognor parlando,
  Di te parlar procuro;
  Ma nuovo amor non curo;
  Non so cambiar di fè.
    Parlo, ma poi dimando
  Pietà de' detti miei;
  Parlo, ma sol tu sei 
  L' arbitra ognor di me.

Un cor non incostante,
  Un reo così sincero,
  Ah! l' amor tuo primiero 
  Ritorni a consolar.
    Nel suo pentito amante
 Almen la bella Nice 
 Un' Alma ingannatrice
 Sa che non può trovar.

Se mi dai di pace un pegno,
  Se mi rendi, o Nice, il cor,
  Quanto già cantai di sdegno,
  Ricantar vogl' io d' amor.


Confirmed with Opere di Pietro Metastasio, Gio. Tomaso Masie Comp., 1782, pages 432-436.


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10. Adieux à la mer [ sung text not yet checked against a primary source]

Language: French (Français)

Translation(s): ENG ITA

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Available translations, adaptations or excerpts, and transliterations (if applicable):

  • ENG English (Laura Prichard) , copyright © 2016, (re)printed on this website with kind permission
  • ITA Italian (Italiano) (Enrico Magnani) , "Dolce mare", copyright © 2007, (re)printed on this website with kind permission


Murmure autour de ma nacelle,
Douce mer dont les flots chéris,
Ainsi qu'une amante fidèle,
Jettent une plainte eternelle
Sur ces poétique débris.

Que j'aime à flotter sur ton onde,
À l'heure où du haut du rocher
L'oranger, la vigne féconde,
Versent sur ta vague profonde
Une ombre propice au nocher!

Souvent, dans ma barque sans rame,
Me confiant à ton amour,
Comme pour assoupir mon âme,
Je ferme au branle de ta lame
Mes regards fatigués du jour.

Comme un coursier souple et docile
Dont on laisse flotter le mors,
Toujours, vers quelque frais asile,
Tu pousses ma barque fragile
Avec l'écume de tes bords.

Ah! berce, berce, berce encore,
Berce pour la dernière fois,
Berce cet enfant qui t'adore,
Et qui depuis sa tendre aurore
N'a rêvé que l'onde et les bois!

Le Dieu qui décora le monde
De ton élément gracieux,
Afin qu'ici tout se réponde,
Fit les cieux pour briller sur l'onde,
L'onde pour réfléchir les cieux.

Aussi pur que dans ma paupière,
Le jour pénètre ton flot pur,
Et dans ta brillante carrière
Tu sembles rouler la lumière
Avec tes flots d'or et d'azur.

Aussi libre que la pensée,
Tu brises le vaisseau des rois,
Et dans ta colère insensée,
Fidèle au Dieu qui t'a lancée,
Tu ne t'arrêtes qu'à sa voix.

De l'infini sublime image,
De flots en flots l'oeil emporté
Te suit en vain de plage en plage,
L'esprit cherche en vain ton rivage,
Comme ceux de l'éternité.

Ta voix majestueuse et douce
Fait trembler l'écho de tes bords,
Ou sur l'herbe qui te repousse,
Comme le zéphyr dans la mousse,
Murmure de mourants accords.

Que je t'aime, ô vague assouplie,
Quand, sous mon timide vaisseau,
Comme un géant qui s'humilie,
Sous ce vain poids l'onde qui plie
Me creuse un liquide berceau.

Que je t'aime quand, le zéphire
Endormi dans tes antres frais,
Ton rivage semble sourire
De voir dans ton sein qu'il admire
Flotter l'ombre de ses forêts!

Que je t'aime quand sur ma poupe
Des festons de mille couleurs,
Pendant au vent qui les découpe,
Te couronnent comme une coupe
Dont les bords sont voilés de fleurs!

Qu'il est doux, quand le vent caresse
Ton sein mollement agité,
De voir, sous ma main qui la presse,
Ta vague, qui s'enfle et s'abaisse
Comme le sein de la beauté!

Viens, à ma barque fugitive
Viens donner le baiser d'adieux;
Roule autour une voix plaintive,
Et de l'écume de ta rive
Mouille encor mon front et mes yeux.

Laisse sur ta plaine mobile
Flotter ma nacelle à son gré,
Ou sous l'antre de la sibylle,
Ou sur le tombeau de Virgile :
Chacun de tes flots m'est sacré.

Partout, sur ta rive chérie,
Où l'amour éveilla mon coeur,
Mon âme, à sa vue attendrie,
Trouve un asile, une patrie,
Et des débris de son bonheur,

Flotte au hasard : sur quelque plage
Que tu me fasses dériver,
Chaque flot m'apporte une image;
Chaque rocher de ton rivage
Me fait souvenir ou rêver...


...


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11. Chant d'Ischia [ sung text not yet checked against a primary source]

Language: French (Français)

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[ ... ]
La [vierge]1, dans le songe où son âme s'égare, Soulève un oeil d'azur qui réfléchit les cieux, Et ses doigts au hasard errant sur sa guitare Jettent aux vents du soir des sons mystérieux!
[ ... ]
" Depuis l'heure où ta barque a fui loin de la rive, J'ai suivi tout le jour ta voile sur les mers, Ainsi que de son nid la colombe craintive Suit l'aile du ramier qui blanchit dans les airs! " Tandis qu'elle glissait sous l'ombre du rivage, J'ai reconnu ta voix dans la voix des échos; Et la brise du soir, en mourant sur la plage, Me rapportait tes chants prolongés sur les flots.
[ ... ]
" Maintenant sous le ciel tout repose, ou tout aime : La vague en ondulant vient dormir sur le bord; La fleur dort sur sa tige, et la nature même Sous le dais de la nuit se recueille et s'endort.
[ ... ]

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1 Arnault: "beauté"; further changes may exist not shown above.

Submitted by Emily Ezust [Administrator]

12. La libertà [ sung text not yet checked against a primary source]

Language: Italian (Italiano)

Translation(s): ENG

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Available translations, adaptations or excerpts, and transliterations (if applicable):

  • ENG English (Christian Anderson) , "Freedom [or Freedom from Nice]", copyright © 2013, (re)printed on this website with kind permission [an adaptation]


Grazie agl'inganni tuoi,
  Al fin respiro, o Nice,
  Al fin d'un infelice
  Ebber gli Dei pietà:
    Sento da' lacci suoi,
  Sento che l' Alma è sciolta:
  Non sogno questa volta,
  Non sogno libertà.

Mancò l' antico ardore,
  E son tranquillo a segno,
  Che in me non trova sdegno
  Per mascherarsi Amor.
    Non cangio più colore,
  Quando il tuo nome ascolto:
  Quando ti miro in volto,
  Più non mi batte il cor. 

Sogno ma te non miro 
  Sempre ne' sogni miei: 
  Mi desto, e tu non sei 
  Il primo mio pensier.
    Lungi da te m' aggiro 
  Senza bramarti mai:
  Son teco e non mi fai 
  Nè pena, nè piacer.

Di tua beltà ragiono,
  Nè intenerir mi sento:
  I torti miei rammento,
  E non mi so sdegnar.
    Confuso più non sono
  Quando mi vieni appresso:
  Col mio rivale istesso 
  Posso di te parlar.

Volgimi il guardo altero,
  Parlami in volto umano;
  Il tuo disprezzo è vano,
  E vano il tuo favor:
    Che più l' usato impero 
  Quei labbri in me non hanno;
  Quegli occhi più non sanno 
  La via di questo cor. 

Quel, che or m' alletta, o spiace,
  Se lieto, o mesto or sono,
  Già non è più tuo dono,
  Già colpa tua non è:
    Che senza te mi piace
  La selva, il colle, il prato;
  Ogni soggiorno ingrato 
  M' annoja ancor con te.

[Odi s' io son sincero:
  Ancor mi sembri bella:
  Ma non mi sembri quella,
  Che paragon non ha.]1
    E (non t' offenda il vero) 
  Nel tuo leggiadro aspetto
  Or vedo alcun difetto,
  Che mi parea beltà.

Quando lo stral spezzai,
  (Confesso il mio rossore)
  Spezzar m' intesi il core,
  Mi parve di morir.
    Ma per uscir di guai,
  Per non vedersi oppresso,
  Per racquistar se stesso,
  Tutto si può soffrir. 

Nel visco, in cui s' avvenne
  Quell' augellin talora,
  Lascia le penne ancora,
  Ma torna in libertà:
    Poi le perdute penne 
  In pochi dì rinnova:
  Cauto divien per prova,
  Nè più tradir si fa.

So che non credi estinto 
  In me l' incendio antico,
  Perchè sì spesso il dico,
  Perchè tacer non so.
    Quel naturale istinto,
  Nice, a parlar mi sprona,
  Per cui ciascun ragiona
  De' rischj, che passò.

Dopo il crudel cimento
  Narra i passati sdegni;
  Di sue ferite i segni
  Mostra il guerrier così:
    Mostra così contento
  Schiavo, che uscì di pena,
  La barbara catena,
  Che strascinava un dì.
 
Parlo, ma sol parlando
  Me soddisfar procuro:
  Parlo, ma nulla io curo 
  Che tu mi presti fé.
    Parlo, ma non dimando 
  Se approvi i detti miei,
  Nè se tranquilla sei
  Nel ragionar di me.

Io lascio un' incostante;
  Tu perdi un cor sincero:
  Non so di noi primiero
  Chi s' abbia a consolar.
    So che un sì fido amante 
  Non troverà più Nice;
  Che un' altra ingannatrice 
  E facile a trovar.


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Confirmed with Opere di Pietro Metastasio, Gio. Tomaso Masie Comp., 1782, pages 427-431.

1 omitted by Mozart.

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13. La feuille flétrie

Subtitle: Rêverie

Language: French (Français)

Authorship

  • by Élisa Mercœur (1809 - 1835), "La feuille flétrie", first published 1827

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Pourquoi tomber déjà, feuille jaune et flétrie
 . . . . . . . . . .

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14. Le grillon [ sung text not yet checked against a primary source]

Language: French (Français)

Translation(s): ENG

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Available translations, adaptations or excerpts, and transliterations (if applicable):

  • ENG English (Laura L. Nagle) , "The cricket", first published 1856, copyright © 2007, (re)printed on this website with kind permission [an adaptation]


[Grillon solitaire
Ici comme moi,
Voix qui sors de terre,
Ah ! réveille-toi !
J'attise la flamme,
C'est pour t'égayer ;
Mais il manque une âme,
Une âme au foyer !]1

Grillon solitaire,
Voix qui sors de terre,
Ah ! réveille-toi
Pour moi !

[ ... ]
Grillon solitaire, Voix qui sors de terre, Ah ! réveille-toi Pour moi !
[ ... ]

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1 note: in the Bizet setting, lines 5-8 come before lines 1-4; note also that it appears later in the setting, which begins with stanza 2.


Submitted by Emily Ezust [Administrator]

15. La partenza [ sung text not yet checked against a primary source]

Language: Italian (Italiano)

Translation(s): ENG FIN FRE GER GER GER SPA

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Authorship


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Available translations, adaptations or excerpts, and transliterations (if applicable):

  • ENG English (Johann Gaitzsch) , "The departure", copyright © 2003, (re)printed on this website with kind permission
  • FIN Finnish (Suomi) (Erkki Pullinen) , copyright © 2017, (re)printed on this website with kind permission
  • FRE French (Français) (Louis-Ernest Crevel de Charlemagne) , "Le depart", from the 1st volume of Rossini's Soirées musicales, Schott, first published 1835
  • GER German (Deutsch) (G. Friedrich) , "Die Abreise", from the 1st volume of Rossini's Soirées musicales, Schott, first published 1835
  • SPA Spanish (Español) (Juan Henríquez Concepción) , "La partida", copyright © 2010, (re)printed on this website with kind permission


Ecco quel fiero istante:
  Nice, mia Nice, addio.
  Come vivrò ben mio,
  Così lontan da te?
    Io vivrò sempre in pene,
  Io non avrò più bene: 
  E tu, chi sa se mai
  Ti sovverrai di me! 

[Soffri che in traccia almeno 
  Di mia perduta pace 
  Venga il pensier seguace
  Sull' orme del tuo piè.]1
    Sempre nel tuo cammino,
  [Sempre]1 m' avrai vicino;
  E tu, chi sa se mai 
  Ti sovverai di me! 

Io fra remote sponde 
  Mesto volgendo i passi,
  Andrò chiedendo a i sassi,
  La Ninfa mia dov' è? 
    Dall' una all' altra Aurora 
  Te andrò chiamando ognora;
  E tu, chi sa se mai
  Ti sovverrai di me! 

Io rivedrò sovente
  Le amene piagge, o Nice,
  Dove vivea felice,
  Quando vivea con te.
    A me saran tormento 
  Cento memorie e cento:
  E tu, chi sa se mai
  Ti sovverrai di me! 

Ecco, dirò, quel fonte,
  Dove avvampò di sdegno;
  Ma poi di pace in pegno 
  La bella man mi diè.
    Quì si vivea di speme:
  Là si languiva insieme;
  E tu, chi sa se mai
  Ti sovverrai di me! 

Quanti vedrai giungendo 
  Al nuovo tuo soggiorno,
  Quanti venirti intorno 
  À offrirti amore, e fé! 
    Oh Dio! chi sa fra tanti
 Teneri omaggi e pianti,
 Oh Dio! chi sa se mai 
 Ti sovverrai di me! 

Pensa qual dolce strale, 
  Cara, mi lasci in seno:
  Pensa che amò Fileno
  Senza sperar mercè:
    Pensa, mia vita, a questo 
  Barbaro addio funesto:
  Pensa... Ah chi sa se mai 
  Ti sovverrai di me!


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Confirmed with Opere di Pietro Metastasio, Gio. Tomaso Masie Comp., 1782, pages 437-439.

1 omitted by Rossini.

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16. L'églantine [ sung text not yet checked against a primary source]

Language: French (Français)

Authorship


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[Églantine ! Humble]1 fleur, comme moi solitaire,
Ne crains pas que sur toi j'ose étendre ma main.
Sans en être arrachée orne un moment la terre,
Et comme un doux rayon console mon chemin.
Quand les tièdes zéphirs s'endorment sous l'ombrage,
Quand le jour fatigué ferme ses yeux brûlants,
Quand l'ombre se répand et brunit le feuillage,
Par ton souffle, vers toi, guide mes pas tremblants.

Mais ton front, humecté par le froid crépuscule,
Se penche tristement pour éviter ses pleurs ;
Tes parfums sont enclos dans leur blanche cellule,
Et le soir a changé ta forme et tes couleurs.
Rose, console-toi ! Le jour qui va paraître,
Rouvrira ton calice à ses feux ranimé ;
Ta mourante auréole, il la fera renaître,
Et ton front reprendra son éclat embaumé.

Fleur au monde étrangère, ainsi que toi, dans l'ombre
Je me cache et je cède à l'abandon du jour ;
Mais un rayon d'espoir enchante ma nuit sombre :
Il vient de l'autre rive... et j'attends son retour.


View original text (without footnotes)
1 Arnault: "L'églantine, humble"; further changes may exist not shown above.


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