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Quattro canzoni d'Amaranta

Word count: 427

Song Cycle by Francesco Paolo Tosti (1846 - 1916)

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1. Lasciami! Lascia ch'io respiri, lascia


Lasciami! Lascia ch'io respiri, lascia
ch'io mi sollevi! Ho il gelo nelle vene.
Ho tremato. Ho nel cor non so che ambascia...
Ahimè, Signore, è il giorno! Il giorno viene!

Ch'io non lo veda! Premi la tua bocca
su' miei cigli, il tuo cuore sul mio cuore!
Tutta l'erba s'insànguina d'amore.
La vita se ne va, quando trabocca.

Trafitta muoio, e non dalla tua spada.
Mi si vuota il mio petto, e senza schianto.
Non è sangue? Ahi, Signore, è la rugiada!
L'alba piange su me tutto il suo pianto.


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2. L'alba sepàra dalla luce l'ombra


L'alba sepàra dalla luce l'ombra,
E la mia voluttà dal mio desire.
O dolce stelle, è l'ora di morire.
Un più divino amor dal ciel vi sgombra.

Pupille ardenti, O voi senza ritorno
Stelle tristi, spegnetevi incorrotte!
Morir debbo. Veder non voglio il giorno,
Per amor del mio sogno e della notte.

Chiudimi, O Notte, nel tuo sen materno,
Mentre la terra pallida s'irrora.
Ma che dal sangue mio nasca l'aurora
E dal sogno mio breve il sole eterno!


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3. In van preghi, in vano aneli


In van preghi, in vano aneli,
in van mostri il cuore infranto.
Sono forse umidi i cieli
perché noi abbiamo pianto?

Il dolor nostro è senz'ala.
Non ha volo il grido imbelle.
Piangi e prega! Qual dio cala
pel cammino delle stelle?

Abbandónati alla polve
e su lei prono ti giaci.
La supina madre assolve
d'ogni colpa chi la baci.

In un Ade senza dio
dormi quanto puoi profondo.
Tutto è sogno, tutto è oblìo:
l'asfodèlo è il fior del Mondo.


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4. Che dici, o parola del Saggio?


Che dici, o parola del Saggio?
"Conviene che l'anima lieve,
sorella del vento selvaggio,
trascorra le fonti ove beve."

Io so che il van pianto mi guasta
le ciglia dall'ombra sì lunga...
O Vita, e una lacrima basta
a spegner la face consunta!

Ben so che nell'ansia mortale
si sfa la mia bocca riarsa...
E un alito, o Vita, mi vale
a sperder la cenere scarsa!

Tu dici: "Alza il capo; raccogli
con grazia i capelli in un nodo;
e sopra le rose che sfogli
ridendo va incontro all'Ignoto.

L'amante dagli occhi di sfinge
mutevole, a cui sei promessa,
ha nome Domani; e ti cinge
con una ghirlanda più fresca."

M'attende: lo so. Ma il datore
di gioia non ha più ghirlande:
ha dato il cipresso all'Amore
e il mirto a Colei ch'è più grande,

il mirto alla Morte che odo
rombar sul mio capo sconvolto.
Non tremo. I capelli in un nodo
segreto per sempre ho raccolto.

Ho terso con ambe le mani
l'estreme tue lacrime, o Vita.
L'amante che ha nome Domani
m'attende nell'ombra infinita.


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