by Isabella d Morra (c1520 - c1546)
Poscia che al bel desir troncate hai...
Language: Italian (Italiano)
Chosen for Diff
Poscia che al bel desir troncate hai l’ale, che nel mio cor sorgea, crudel Fortuna, sì che d’ogni tuo ben vivo digiuna, dirò con questo stil ruvido e frale alcuna parte de l’interno male5 causato sol da te fra questi dumi, fra questi aspri costumi di gente irrazional, priva d’ingegno, ove senza sostegno son costretta a menare il viver mio,10 qui posta da ciascuno in cieco oblio. Tu, crudel, de l’infanzia in quei pochi anni del caro genitor mi festi priva, che, se non è già pur ne l’altra riva, per me sente di morte i grevi affanni.15 ché ’l mio penar raddoppia gli suoi danni. Cesar gli vieta il poter darmi aita. O cosa non più udita, privar il padre di giovar la figlia! Così, a disciolta briglia20 seguitata m’hai sempre, empia Fortuna, cominciando dal latte e da la cuna. Quella ch’è detta la fiorita etade, secca ed oscura, solitaria ed erma tutta ho passata qui cieca ed inferma,25 senza saper mai pregio di beltade. È stata per me morta in te pietade, e spenta l’hai in altrui, che potea sciorre e in altra parte porre dal carcer duro il vel de l’alma stanca,30 che, come neve bianca dal sol, così da te si strugge ogni ora e struggerassi infin che qui dimora. Qui non provo io di donna il proprio stato per te, che posta m’hai in sì ria sorte35 che dolce vita mi saria la morte. I cari pegni del mio padre amato piangon d’intorno. Ahi, ahi, misero fato, mangiare il frutto, ch’altri colse, amaro quei che mai non peccaro,40 la cui semplicità faria clemente una tigre, un serpente, ma non già te, ver noi più fiera e rea. ch’al figlio Progne ed al fratel Medea. Dei ben, che ingiustamente la tua mano45 dispensa, fatta m’hai tanto mendica, che mostri ben quanto mi sei nemica, in questo inferno solitario e strano ogni disegno mio facendo vano. S’io mi doglio di te sì giustamente50 per isfogar la mente, da chi non son per ignoranza intesa i’ son, lassa, ripresa: ché, se nodrita già fossi in cittade, avresti tu più biasmo, io più pietade.55 Baston i figli de la fral vecchiezza esser dovean di mia misera madre; ma per le tue procelle inique ed adre sono in estrema ed orrida fiacchezza: e spenta in lor sarà la gentilezza60 dagli antichi lasciata a questi giorni, se dagli alti soggiorni pietà non giunge al cor del Re di Francia, che, con giusta bilancia pesando il danno, agguaglie la mercede65 secondo il merto di mia pura fede. Ogni mal ti perdono, né l’alma si dorrà di te giamai se questo sol farai (ahi, ahi, Fortuna, e perché far no ’l dêi?)70 che giungano al gran Re gli sospir miei.
About the headline (FAQ)
Confirmed with Rivista di letteratura italiana, Pisa : Giardini, 1983
Text Authorship:
- by Isabella d Morra (c1520 - c1546), no title, XVI secolo [author's text checked 2 times against a primary source]
Musical settings (art songs, Lieder, mélodies, (etc.), choral pieces, and other vocal works set to this text), listed by composer (not necessarily exhaustive):
- by Kate Moore (b. 1979), "Poscia", 2020 [ voices, saxophone, clarinet, violin, violoncello, piano, organ, electric guitar and percussion ], from Isabella: Canzone, no. 1, Deuss Music
Publisher: Deuss Music [external link]  [sung text not yet checked]
Researcher for this page: Joost van der Linden [Guest Editor]
This text was added to the website: 2026-09-14
Line count: 71
Word count: 457