by Gabriele D'Annunzio (1863 - 1938)

Lacrime, vane lacrime, io non so che...
Language: Italian (Italiano) 
Lacrime, vane lacrime, io non so che vogliano dire, 
lacrime dal profondo di una qualche divina disperazione -- 
sgorgano in cuore e s'adunano negli occhi --
alla vista dei felici campi d'autunno, 
al pensiero dei giorni che non sono più. --
Freschi come il primo raggio, fulgente su una vela -- 
che ci riconduce gli amici dal mondo sottomarino; -- 
tristi come l'ultimo, rosseggiante su la tela -- 
che naufraga con tutto quel che amiamo; -- 
così tristi e freschi i giorni che non sono più. -- 
Ah tristi, strani, come in un'alba oscura --
il cinguettìo degli uccelli a pena a pena desti --
per orecchi morenti, quando a occhi morenti --
la finestra, lentamente, diviene un quadrato pallido; -- 
così tristi, così strani, i giorni che non sono più. --
Cari come i baci ricordati dopo la morte; -- 
dolci come quelli imaginati da una fantasia senza speranza -- 
su labbra che sono per altri; profondi come l'amore, --
come il primo amore, e selvaggi, di rimpianto; -- 
o Morte nella Vita, i giorni che non sono più.

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Researcher for this text: Emily Ezust [Administrator]

This text was added to the website: 2015-03-31
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