Tre canzoni dal Decameron

Song Cycle by Guido Alberto Fano (1875 - 1961)

Word count: 562

1. Donna bella [sung text checked 1 time]

Io son sì vaga della mia bellezza,
che d'altro amor giammai non curerò,
né credo aver vaghezza.
Io veggio in quella, ogn'ora ch'io mi specchio,
quel ben che fa contento lo 'ntelletto,
né accidente nuovo o pensier vecchio
mi può privar di sì caro diletto.
Qual altro dunque piacevole oggetto
potrei veder giammai,
che mi mettesse in cuor nuova vaghezza?
non fugge questo ben, qualor disio
di rimirarlo in mia consolazione;
anzi si fa incontro al piacer mio
tanto soave a sentir, che sermone
dir nol poria, né prendere intenzione
d'alcun mortal giammai,
che non ardesse di cotal vaghezza.
E io, che ciascun'ora più m'accendo,
quanto più fiso gli occhi tengo in esso,
tutta mi dono a lui, tutta mi rendo,
gustando già di ciò ch'el m'ha promesso,
e maggior gioia spero più da presso
sì fatta, che giammai
simil non si sentì qui di vaghezza.

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2. Donna gioconda [sung text checked 1 time]

Qual Donna canterà, s'i'non cant'io ;
Che son contenta d'ogni mio disio?

Vien dunque, Amor cagion d'ogni mio bene,
D'ogni speranza, e d'ogni lieto effetto;
Cantiamo insieme un poco
Non de' sospir, nè [dell' amare]1 pene,
Ch'or più dolce mi fanno il tuo diletto,
Ma sol del chiaro foco,
Nel quale ardendo, in festa vivo, e 'n gioco,
Te adorando, [comun]2 mio Iddio.

Tu mi ponesti innanzi agli occhi, Amore,
Il primo dì, ch'io nel tuo foco entrai,
Un giovinetto tale,
Che di beltà, d'ardir, né di valore
Non sene troverebbe un maggior mai,
Nè pure a lui eguale.
Di lui m'accesi tanto, che aguale
Lieta ne canto teco, signor mio.

E quel, che 'n questo m'è sommo piacere,
È, ch'io gli piaccio, [quant' egli]3 a me piace,
Amor, la tua mercede.
Perchè in questo mondo il mio volere
Posseggo, e spero nell'altro aver pace,
Per quella intera fede,
Che io gli porto. Iddio, che questo vede,
Del regno suo ancor ne sarà pio.

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Confirmed with Il Decamerone di Messer Giovanni Boccaccio, Cittadino Fiorentino, Volume 1, Amsterdam, 1789, pages 231-232.

1 Fano: "delle amare"
2 Fano: "come un"
3 Fano: "quanto egli"

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3. Donna mesta [sung text checked 1 time]

Niuna sconsolata
da dolersi ha quant'io,
che 'nvan sospiro, lassa!, innamorata.
Colui che muove il cielo e ogni stella,
mi fece a suo diletto
vaga, leggiadra, graziosa e bella,
per dar qua giù ad ogn'alto intelletto
alcun segno di quella
biltà, che sempre a lui sta nel cospetto:
e il mortal difetto,
come mal conosciuta,
non m'aggradisce, anzi m'ha dispregiata.
Già fu chi m'ebbe cara, e volentieri
giovinetta mi prese
nelle sue braccia e dentro a'suoi pensieri
e de' miei occhi tutto s'accese;
e 'l tempo, che leggieri
sen vola, tutto in vagheggiarmi spese;
e io, come cortese,
di me il feci degno;
ma or ne son, dolente a me!, privata.
Femmisi innanzi poi presuntuoso
un giovinetto fiero,
sé nobil reputando e valoroso,
e presa tienmi, e con falso pensiero
divenuto è geloso;
laond'io, lassa!, quasi mi dispero,
cognoscendo per vero,
per ben di molti al mondo
venuta, da uno essere occupata.
Io maladico la mia isventura,
quando, per mutar vesta,
sì dissi mai; sì bella nella oscura
mi vidi già e lieta, dove in questa
io meno vita dura,
vie men che prima reputata onesta.
O dolorosa festa,
morta foss'io avanti
che io t'avessi in tal caso provata!
O caro amante, del qual prima fui
più che altra contenta,
che or nel ciel se' davanti a Colui
che ne creò, deh pietoso diventa
di me, che per altrui
te obliar non posso; fa ch'io senta
che quella fiamma spenta
non sia, che per me t'arse,
e costà su m'impetra la tornata.

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