Amanti io son ferito e chi ferito m'ha femina è stata priva di pietà mi fè piaga nel sen così mortal ch'io non spero mai più di risanarla ah che s'io vuò curarla vie più s'inaspra e mi tormenta il mal hor (lasso) m'avvegg'i o che far non san duo begl'occhi strali se non colpi mortali e sdegna bella Donna se rivolgend' il viso non rubba un'alma o non ha un cor conquiso misero ove n'andrò io mi rivolgo a voi ombre ed horrori poich'i raggi del Sol struggono i cori. Ohimè ch'io vengo meno e la bella crudel mi danna al centro, e non mi vuol in ciel; niun per me mercè chiami; ch'ascoltar non si soglion in ciel doglie, o tormenti; pianto, sospir non tenti, che per procelle egli è più fiero il mar; mi contento morire, acciò sia la crudel più celebrata, o che fin sotterra è amata; e per far noto all'ombre ch'un sol fra lor mi spinse, e ch'una Dea di propria man m'estinse; misero; hor ecco il fin d'un sensuale amante, in mar d'amore non solca mai, che non naufraghi un core.
Musiche Varie a Voce Sola - Libro Secondo
by Benedetto Ferrari (c1603 - 1681)
Score: IMSLP (external link)1. Amanti io son ferito
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- by Benedetto Ferrari (c1603 - 1681)
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Researcher for this page: Iain Sneddon [Guest Editor]2. Scrivete la dentro a que fogli eterni
Scrivete la dentro a que fogli eterni sia carta il cielo e sillaba ogni stella uno ch'ama quaggiù Lidia la bella non cura del destin leggi o governi D'un alma regolar gli affetti interni tenta ben sempr' invan sorte rubella perché non sia d'amor serva ed ancella possono ben multiplicar gl'inferni Questo d'amor dolcissimo tormento così adormenta il core innamorato ch'io fatto sasso altri flagel non sento. S'armi d'orgoglio alla mia morte il fato disperga tutta la mia polve il vento che s'ho Lidia cortese io son beato.
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Researcher for this page: Iain Sneddon [Guest Editor]3. Donna t'inganni se mi credi amante
Donna t'inganni se mi credi amante ch'all'altrui spese appresi quanto costa l'amar Donna incostante s'esser de cori fai nume bugiardo anch'io so finger un sospiro e un guardo vanne misera vanne Donna accorta non è s'al mondo crede fé. So ben io che sia Donna, e tanto basti; al giovar, al schernire ha pasche voglie, e desideri vasti; ma s'ella empia è d'amor, io son di fede, e quanti ha lacci al crin, tant' ale ho al piede; vanne misera vanne, tu se tu, io son io, tua sei tu, io son mio. Nel giardino d'un volto ciò, che nasce tutt'è spin, né conviti del crud' amor poco di buon si pasce; ma non curo de' fior, ape non sono, le vivande d'amor ad altri io dono; vanne misera vanne; sol s'aspetta a un Signor il penetrar un cor.
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- by Benedetto Ferrari (c1603 - 1681)
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Researcher for this page: Iain Sneddon [Guest Editor]4. Oh pazza ed insensata
Oh pazza ed insensata ch'un fuggitivo amante segui ogn'or disperata ferma le piante e non voler col ciel del volto bello far beato un rubello te non segue non fuggi ei non t'ama e ti struggi? lascialo star, lascialo gir; nel disamar mai v'è martir. Ah fa ch'a terra caggia l'idol de' pensier tui, che rischerne, ed oltraggia; né far più noto altrui che donna dal dover torce le ciglia, e al suo peggio s'appiglia, te non brama, e tu l'ami? ei non sente, e tu 'l chiami? lascialo star, lascialo gir; nel disamar mai v'è martir. Deh conosci te stessa; che s'inalza di rado mole abbattuta, e oppressa; non t'allunga dal guado, che nell' onde d'amor spietate, e felle sempre regnan procelle; te non cura, e ti lagni? egli ride, e tu plagni? lascialo star, lascialo gir; nel disamar mai v'è martir.
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Researcher for this page: Iain Sneddon [Guest Editor]5. Quando prendon riposo
Quando prendon riposo i miseri mortali all'hor mesto e doglioso vò piangendo i miei mali quand'altri sì tranquilla fra le morbide piume io vò cercando Lilla e de' begli occhi il lume. Hai che bramo oh desio se non si suole fra le tenebre mai veder il Sole. Chiuso è l'albergo amato, et io son qui di fore; per pietà del mio stato, spezza quei sassi amore? fa, ch'io giunga a quel letto ove Lilla s'annida; vegga 'l trafitto petto, oda l'alte mie strida; ahi che chieggio, o vogl'io, s'in cielo mai non si ponno portar ferite, o guai. Lasso; che far degg'io? più tosto che partire, s'io non veggo il ben mio, vuò qui proprio morire; ma la cruda per questo non si muove, o risente, ed io qui 'ntanto resto solitario, e dolente; ahi che giunto nel cielo i Dei sospiro, e nei regni del Sol il Sol non miro. Partite ombre rubelle, notte per me non fai; non curo le tue stelle, vuò del mio Sole i rai; ma sorda, quanto nera viè più d'ombre t'ammanti, e vai schernendo altera i miei dogliosi pianti; ahi notte avversa alle dolcezze mie, chieggio de' torti tuoi giustizia al die.
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- by Benedetto Ferrari (c1603 - 1681)
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Researcher for this page: Iain Sneddon [Guest Editor]6. Eccovi il cor oh bella
Eccovi il cor oh bella feritel pur con l'una e l'altra stella e s'il suo fin vi spiace lasciatelo morir ch'ei more in pace. Femina nel mirare può far delle dolcezze al ciel volare occhi scoccate il telo, fatemi venir men, ch'io vado al cielo. Simili ai dolci favi provo i colpi, in mirarvi, e piu soavi, l'esser da voi anciso e come vita haver in paradiso. L'anima sol m'offende, ch'ad ogni volto il tempo insidie tende; Lilla, habbi senno; al fine ogni vago giardin copron le brine.
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- by Benedetto Ferrari (c1603 - 1681)
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Researcher for this page: Iain Sneddon [Guest Editor]7. Che si pensa costei
Che si pensa costei accender alma fredda e canuta? esser amata amante! stolta se crede il livido sembiante nel bel regno d'amor ornar di palme. Perdute 'l mar del sen le belle calme farassi un core per solcarlo avante bianco crin occhio lippo e piè tremante legar strugger fermar porta le salme. Fuggonsi i volti da l'Etate oppressi né sia giammai (se di sé non è fuori) che a cadente edificio alcun s'appressi. Forsennata ch'ella è col crin senz' ori crede baci comprar con rughe amplessi e al sepolcro vicin pensa a gl'amori.
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Researcher for this page: Iain Sneddon [Guest Editor]8. Amor io mi ribello
Amor io mi ribello dal tuo spietato impero dal tuo registro fero il nome mio cancello e quella fé c'ho dedicato al sempre di seguir bella sì ma ria fanciulla a lui ritolgo ed hor consacro al nulla. Non temo il tuo valore, ragion schermo mi face; m'assicura la pace dal grave tuo furore; sdegno mi guarda, e mi difende invitto; mi dichiaro (in tuo scorno o sorte rea) inimico d'un Dio, e d'una Dea. Maledirti vorrei nume, che l'alme infesti, ma non vuò, né saprei, maledir i celesti, pur desio maledir chi m'ha piagato; dirò, frenando il mio rubel pensiero, maledetto sia l'arco, e non l'arciero.
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- by Benedetto Ferrari (c1603 - 1681)
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Researcher for this page: Iain Sneddon [Guest Editor]9. Il baciarti la fronte
Il baciarti la fronte è sciapita dolcezza fa torto alla bellezza è delle madri affetto e dei Padri diletto. Ma quel bacio ch'il cor e l'alma tocca vuol trionfar vipereggiando in bocca. Il baciarti i begli occhi, anzi soli vivaci è un abbagliar i baci e in periglioso gioco fidar le labbra al foco; Ma quel bacio, ch'il cor, e l'alma tocca vuol trionfar vipereggiando in bocca. Dunque porgimi (Oh Lilla) quei spiranti rubini quei coralli divini; quei soavi cinabri, quegli amorosi labri; e mentr' amore in me suoi dardi scocca in un bacio il mio cor ti spiri in bocca.
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- by Benedetto Ferrari (c1603 - 1681)
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Researcher for this page: Iain Sneddon [Guest Editor]10. Voglio di vita uscir
Voglio di vita uscir, voglio che cadano
Quest'ossa in polve e queste membra in cenere,
E che i singulti miei tra l'ombre vadano,
Già che quel piè ch'ingemma l'herbe tenere
Sempre fugge da me, ne lo trattengono
I lacci, ohimè, del bel fanciul di Venere.
Miei sensi del sepolcro all' orlo vengono,
E dalla vita quasi s' accongedano
Poi ch'un sol pegno di mercè non tengono.
Vo che gl'abissi il mio cordoglio vedano,
E l'aspro mio martir le furie piangano,
E che i dannati al mio tormento cedano.
A Dio crudel, gli orgogli tuoi rimangano
A crudelir con altri. A te rinuncio,
Né vo' più che mie speme in te si frangano.
S'apre la tomba, il mio morir t'annuncio.
Una lagrima spargi, et alfin donami
...
E s'amando t'offesi, homai perdonami.
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- by Anonymous / Unidentified Author
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Available translations, adaptations or excerpts, and transliterations (if applicable):
- ENG English (Elizabeth Baber Weaver) , "I want to depart this life", copyright © 2008, (re)printed on this website with kind permission
- FRE French (Français) (Guy Laffaille) , "Je veux quitter la vie", copyright © 2019, (re)printed on this website with kind permission
11. Lilla ver la foresta s'incamina
Lilla ver la foresta s'incamina festosa, dolente intanto resta ogni anima amorosa Oh vaghezza insensata? Da la Reggia del cor passa a le selve lascia gli amanti e va a trovar le belve. Lieto l'attende il colle, per fiorir all' arrivo; per mirarla s'estolle l'elce, il faggio, e l'olivo; La frondosa famiglia tutta gioisce, e riverente cole fatto rustico il ciel, selvaggio il Sole. Amanti non curiamo gli allontanati rai, per cui spesso versiamo pianti, sospiri, e lai, stiasi Lilla fra glebe, che lice a una bellezza aspra, ed alpina stanza selvaggia, e compagnia Ferina.
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- by Benedetto Ferrari (c1603 - 1681)
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Researcher for this page: Iain Sneddon [Guest Editor]12. Invan speri oh bella Clori
Invan speri oh bella Clori di schermir del tempo i danni tu t'inganni sono lampi i tuoi splendori ch'ogni più vago fior del tuo bel viso tosto cadrà reciso. Se tu credi a gli argomenti del tuo volto superbetto, io t'aspetto che dogliosa un dì ti penti; quel raggio, in cui se' bella oltre misura risplende, ma non dura. Dunque pria ch'imbianchi il crine ammollisci i tuoi pensieri; coi piaceri fa riparo alle ruine, che se passi in rigor l'età fiorita tu piangerai pentita.
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- by Benedetto Ferrari (c1603 - 1681)
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Researcher for this page: Iain Sneddon [Guest Editor]13. Cielo sia con tua pace
Cielo sia con tua pace al soave peccato d'idolatrar colei che m'ha piagato torno più che mai saldo e pertinace minacciami pur stenti e morte e fossa, io son di carne ed ossa. Non è stimato errore d'anima a te ribelle mirar il Sol e vagheggiar le stelle. Perché dunque farà peccato amore che mirando due stelle in un bel viso lo crede un Paradiso. Lilla, che farò mai? Odiarti? Ohimè non sia sì ingrata contro te l'anima mia che si fa bella del tuo Sol a' rai faccian gli uffici lor gli horrendi abissi quello ch'io scrissi io scrissi. Ma, s'io ben penso (oh cruda) per te che m'avveleni sprezzo del ciel i fulmini e i baleni e consento ch'Averno in sé mi chiuda son fastidito homai d'insidie e d'arti no ch'io non voglio amarti. Da la mia mente cada l'idolo tuo che diede sempr' al mio lagrimar scarsa mercede non voglio contr' il ciel brandir la spada caduco al fin è 'l tuo corporeo velo fratel del sempre è 'l cielo. Rompo catene e nodi delle fiamme mal nate spargo al vento le ceneri gelate né vuò che tua beltà mai più m'annodi restati resta pur infido sesso io son Re di me stesso. Ohimè Giove? Ohimè Lilla? Mancar l'alma io mi sento ahi quant' è stolto il braveggiar al vento al martellar il cor sembra una squilla disperati e confusi sensi miei vorrei e non vorrei.
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- by Giovanni Francesco Busenello (1598 - 1659)
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Researcher for this page: Iain Sneddon [Guest Editor]14. Lingua di Donna
Lingua di Donna mentitrice amata allor più fere e punge quando più dolce ti lusinga e t'unge. Così cantando ahi dura sorte avviene ch'ingannino i nocchier l'empie Sirene. De' vaghi fiori d'un leggiadro viso gioisce chi gli mira, ma poi sovente ancor piange, e sospira; così la rosa porporina, e vaga coll' odor giova, e colle spine impiaga. Del mar d'un seno il margine diletta, ma chi lo varca in tanto da duo scogli d'avorio è rotto, e franto; così allertando la maritim' onda spezza le navi, e i naviganti affonda. Sia bello un viso, non sarò sì stolto, ch'io mi rivolga al lume, et all'arbitrio mio arda le piume; io so ch'il ciel, che tanto ne diletta implacabil ancor tuona, e saetta.
Text Authorship:
- by Benedetto Ferrari (c1603 - 1681)
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Researcher for this page: Iain Sneddon [Guest Editor]15. Queste pungenti spine
Subtitle: Cantata spirituale
Prima Parte Queste pungenti spine che ne' boschi d'abisso nodrite ed allevate affliggono trafiggono oh crudeltate il mio Signor e Dio son saette divine che col foco del cielo addolcite e temprate allettano dilettano oh gran pietate il cor divoto e pio. E tu anima mia non sai che sia dolore ancor non senti amore? Seconda Parte Ahi miserella ascolta i tuoi vani diletti i piaceri i contenti inducono conducono oh pene oh stenti te stessa al cieco inferno deh sì mira una volta del tuo celeste amante le ferite e i tormenti che chiamano richiamano oh dolci accenti te stessa al ciel eterno. E pure anima mia non sai che sia dolore ancor non senti amore? Terza Parte Stolta che fai? che pensi? il tuo Giesù tradito il tuo Giesù piagato si lacera si macera ohimè che stato solo per darti vita e tu ingrata i sensi ogn'hor più cruda induri sei di cor sì spietato sì rigido sì frigido oh stelle oh fato che non procuri aita? ben veggio anima mia non sai che sia dolore ancor non senti amore? Ultima Parte Così dunque vivrai senz'amor senza duolo no no rivolgi il core pieghevole piacevole oh buon fervore a sì gravi martiri e riverente homai pentita e lagrimosa manda dal petto fuore caldissimi dolcissimi d'amor sensi e sospiri. Così anima mia saprai che sia dolore intenderai amore.
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- by Ottavio Orsucci ( flourished 1630s )
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Researcher for this page: Iain Sneddon [Guest Editor]16. Amar io ti consiglio
Subtitle: Dialogo a 2. Fileno, e Lidia.
Fileno: Amar io ti consiglio bellezza senz'affetto ch'inutil luce che sol tormenti adduce pompa d'un volto è un infiammato core Lidia bella non sei se fuggi amore. Lidia: Fileno interessato il dar altrui consiglio ch'un porti aiuto consigliero saputo? S'io amassi un dì tu gioiresti inante che perch'amante sei mi cerchi amante. Fileno: Chiedilo a chi tu vuoi ch'un bel volto è men bel senza chi l'ama beltà s'adora e brama a desolato Altar senza Devoti non s'offre incenso e non s'appendon voti. Lidia: Son bugiardi son vani d'un cor divoto interessati i pianti piangon per sé gli amanti sono bugie l'idolatrie gli affetti chi si pasce di fumo incenso aspetti. Fileno: Beltà pompa divina vuol ferve l'alme e si soggetta i cori son sue prede gl'amori ma se 'l raggio del bel non v'è chi adesca diede natura vana inutil esca. Lidia: Stravaganti chimere fiamme d'opinion lacci di nome sono gl'occhi e le chiome le prede in noi son perdite e ruine toccan a voi le rose e a noi le spine. Fileno: Ha rose il tuo bel volto rosa beltà caduca è fragil fiore ch'anco non colto more così crudel mentre t'induri ai preghi doni a l'età ciò ch'all'amante neghi. Lidia: Se rosa è la bellezza l'età che me la diede anco la tolga chi la piantò la colga vince il tempo sovran cose più belle tramonta il Sole e cadono le stelle. Lidia e Fileno Fileno: Amar dunque non vuoi? Lidia: No no ch'io non voglio Fileno: crudel rimanti ch'io riprendo i miei pianti Lidia amor è un gran nume Lidia: Amor è un nome Fileno: ei farà vendetta Lidia: che farà? e come?
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- by Anonymous / Unidentified Author
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