Liedphantasie no. 2

Song Cycle by Akos Banlaky (b. 1966)

Word count: 510

1. Gli occhi di ch'io parlai sí caldamente [sung text checked 1 time]

Gli occhi di ch'io parlai sí caldamente,
e le braccia, e le mani, e i piedi, e 'l viso,
che m'avean sí da me stesso diviso,
e fatto singular da l'altra gente;

le crespe chiome d'òr puro lucente,
e 'l lampeggiar de l'angelico riso
che solean fare in terra un paradiso,
poca polvere son, che nulla sente.

Et io pur vivo; onde mi doglio e sdegno,
rimaso senza 'l lume ch'amai tanto,
in gran fortuna, e 'n disarmato legno.

Or sia qui fine al mio amoroso canto:
secca è la vena de l'usato ingegno,
e la cetera mia rivolta in pianto.

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2. Soleasi nel mio cor star bella e viva [sung text checked 1 time]

Soleasi nel mio cor star bella e viva
com'alta donna in loco umile e basso;
or son fatto io per l'ultimo suo passo,
non pur mortal, ma morto, et ella è diva.

L'alma d'ogni suo ben spogliata e priva.
Amor de la sua luce ignudo e casso
devria de la pietà romper un sasso;
ma non è chi lor duol riconti, o scriva:

che piangon dentro, ov'ogni orecchia è sorda,
se non la mia, cui tanta doglia ingombra,
ch'altro che sospirar nulla m'avanza.

Veramente siam noi polvere et ombra;
veramente la voglia cieca e 'ngorda;
veramente fallace è la speranza.

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3. S'io avesse pensato che sí care [sung text checked 1 time]

S'io avesse pensato che sí care
fossin le voci de' sospir miei in rima,
fatte l'avrei, dal sospirar mio prima,
in numero più spesse, in stil più rare.

Morta colei che mi facea parlare,
e che si stava de' pensier miei in cima,
non posso, e non ho più sí dolce lima,
rime aspre e fosche far soavi e chiare.

E certo ogni mio studio in quel tempo era
pur di sfogare il doloroso core
in qualche modo, non d'acquistar fama.

Pianger cercai, non già del pianto onore:
or vorrei ben piacer; ma quella altèra,
tacito, stanco, dopo sé mi chiama.

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4. E' mi par d'or in ora udire il messo [sung text checked 1 time]

E' mi par d'or in ora udire il messo
che madonna mi mande a sé chiamando:
cosí dentro e di fòr mi vo cangiando,
e sono in molt'anni sí dimesso,

ch'a pena riconosco omai me stesso!
Tutto 'l viver usato ho messo in bando:
sarei contento di sapere il quando,
ma pur devrebbe il tempo esser da presso.

O felice quel dí, che, del terreno
carcere uscendo, lasci rotta e sparta
questa mia grave e frale e mortal gonna,

e da sí folte tenebre mi parta,
volando tanto su nel bel sereno,
ch'i' veggia, il mio Signore, e la mia donna.

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5. Questo nostro caduco e fragil bene [sung text checked 1 time]

Questo nostro caduco e fragil bene,
ch'è vento et ombra, et ha nome beltate,
non fu già mai se non in questa etate
tutto in un corpo, e ciò fu per mie pene:

Ché Natura non vòl, né si convene,
per far ricco un, por li altri in povertate:
or versò in una ogni sua largitate;
(perdonimi qual è bella, o si tène).

Non fu simil bellezza antica o nova,
né sarà, credo; ma fu sí coverta,
ch'a pena se n'accorse il mondo errante.

Tosto disparve; onde 'l cangiar mi giova
la poca vista a me dal ciel offerta
sol per piacer a le sue luci sante.

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